[...] l'opera di Ferri spalanca al lettore le
porte dell'inconscio, dell'alienazione di quel mondo sconosciuto ai più che è
la psicologia di chi vive in regime carcerario. [...]
Pierandrea Saccardo, "Il Giornale d'Italia", 7
luglio 2001
Un libro di novelle teatrali che chissà
mai se saranno recitate su qualche palcoscenico, ma che senza dubbio
resteranno nell'animo di chi avrà la ventura di leggerle - anzi di
sorbirne la tragica e al tempo stesso divertita disillusione di un uomo
che si trova costretto, suo malgrado, a vivere tempi mediocri, "saturi di
parassiti senza dignità", direbbe Battiato. [...]
Gianluca Savoini, "La Padania", 1° agosto
2001
Le sue pièces, pur attraversando le nebbie
devastanti della società moderna, individualista e disgregante, nelle
situazioni e nei personaggi, rintracciano e fanno vivere preziose cellule
di consapevolezza. Da gettare qua e là tra le contraddizioni sociali, come
salubri mine di esplosivo risveglio.
Luca Leonello Rimbotti, "Area", novembre 2001
Un teatro simbolico quello dell'autore
milanese, in cui vengono sottolineati, tramite determinati comportamenti o
particolari situazioni che ne diventano poi il simbolo, i lati negativi
della società, il non senso dell'esistenza.
Antonella Revolt, "Il Bargello", ottobre 2001
Si intitola "Teatro" ed è una sorta di
percorso, attraverso la lingua della prosa, lungo le strade dell'assurdo,
verso il nichilismo e il nulla. [...]
Sa.Ce., "La Provincia di Como", 3 dicembre
2001
[...] Teatro comunica suggestioni e idee
immediate, pre-sentimenti e non rassegnazione, nell'attesa virile del
verdetto di una beffarda e triste Medusa; di là da ottimismo e pessimismo
viene lumeggiata la crisi di un mondo (di un palcoscenico) e mostrati i
possibili percorsi cui affidarsi per procedere nel labirinto: percorsi di
indifferenza a tale mondo, fuori da ingorghi di umori viscerali, lontano
dal gioco illusorio delle apparenze. "Fare che ciò su cui non abbiamo
alcun potere non abbia potere su di noi" è un espressione di un Maestro
che ben si adatta allo spirito di quest'opera e del suo autore,
"dilettante di razza" della scena teatrale.
"Margini", gennaio 2002
[...] gravitano personaggi
quotidiani carichi di umanità, figure rappresentative espressione della
banalità contemporanea ma anche uomini e donne provvisti di una loro
dignità, a dispetto magari di una condizione sociale marginale. [...]
"Orion", novembre 2001
Il simbolo. Esso compendia
e fa saltare ogni mediazione razionale: esso è modello oppure esempio. Nel
teatro è l’azione a farsi simbolo e, dunque, modello o esempio. Nel
caso del teatro di Ferri, l’azione sta nella rottura del cerchio stregato
della vita alienata, del culto della superficie, dell’ordine basato sulla pura
imitazione degli uni con gli altri: è necessario quindi, ci suggerisce l’Autore,
disintegrare l’ordine affinché sia possibile l’apertura al nulla.
Ripetiamo: tutto questo senza alcun punto di riferimento esterno. In un certo
senso, è la tragedia attica del V secolo mutilata: se infatti – stiamo
facendo un esempio – si toglie all’Edipo re di Sofocle ogni
collegamento con gli Dei e con il loro volere, se si dimentica che Sofocle ha
scritto anche un Edipo a Colono, l’intero dramma si dissolve
progressivamente e si riduce ad una trama di apparenze e di superfici oltre le
quali c’è un essere parricida e incestuoso, del tutto solo di fronte a se
stesso e a ciò che ha fatto. E sullo sfondo il nulla, il non-senso.
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