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Fu il mio saluto al “rifugio” solare della
campagna e a quello rustico e ombroso della valle in cui sorgeva la casa dei
miei nonni e degli zii paterni. Rifugio che aprì ali serene e confidenti di
protezione al mio soggiorno di almeno due anni e mezzo, che indirizzò i miei
passi verso il sagrato della imponente chiesa neo-gotica, vasta come una
Cattedrale, alla sequela di quelli della mia nonna materna, Maria Dolores d’Adhémar,
sfollata a sua volta nel paese negli anni di compimento della seconda guerra
mondiale, e verso le aie dei contadini visitate da corse, giochi, lavori di
raccolta e di cernita del grano e della segale, con il ricordo stellante dei
chicchi color sole sgranati sui sacchi di canapa e dei bambini più grandicelli
impegnati a rincorrere gli uccelli predatori di passaggio, agitando braccia e
voci. [Dal Testo] |