OTTO PORTE SPALANCATE SUGLI ABISSI DELLA PSICHE E DELLA MEMORIA
Nadia Sussetto, "Il Monviso", 30
agosto 2003
Spara
spara, ricarica e spara ancora: ecco uno sbandamento nel branco, ma alcuni lupi
non possono sottrarsi ormai al fuoco implacabile, preciso, altri impauriti dall’intensità
del fuoco e dalle detonazioni, si ritirano precipitosamente. Le detonazioni si
propagano attraverso le valli, si ripercuotono tra le cime circostanti
attraverso le boscaglie profonde e rimbalzano fra le rocce, scivolano giù tra
le strettoie montane, sino a che, come il lento diminuendo di una misteriosa
musica, si spengono lontano verso l’orizzonte nascosto, accompagnate dall’accanito
ululare dei lupi. Instancabilmente vigile, il Vecchio tiene a rispettosa
distanze i neri nemici. Il Vecchio Blagdan è diventato una maschera, il sudore
gli si è gelato tra il folto delle sopracciglia ed ogni ruga è
sottolineata da un segno bianco. (Dal Testo)
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