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ladro d'immagini
Graziella Giangiulio
pp. 158 - € 14,00
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Stupidamente pensavo che l’inizio di un rapporto
fosse come l’apertura di un cantiere: i difetti fanno parte di
ognuno di noi e le cose che in un primo momento ‘non sono’ come
vorremmo con il tempo miglioreranno, perché le fondamenta della
casa, essendo un cantiere appena aperto, si costruiscono insieme.
Invece non è così, perché quando incontri un uomo, soprattutto dopo
i trenta, ha già ‘la sua vita’. E non assomiglia per niente a un
cantiere aperto: la sua casa ha già delle fondamenta solide. Lui non
vuole costruirne un’altra, anche se quella che ha gli fa schifo:
vuole solo apportare dei piccoli ritocchi, un leggero restauro. Così
più vicino ai quaranta che non ai trenta, senza arte né parte,
giravo il mondo sognando di fare la scrittrice, ma non di successo,
perché poi sarebbe stato difficile gestirlo, il successo, e i
cambiamenti implicano sempre delle emozioni troppo forti, anche se
sono positive. In fondo, è più facile vivere la vita che hai sempre
vissuto che mettersi in gioco ogni momento. L’ultima trovata, per
uscire da quella normalità che mi sembrava mortale, fu quella di
scrivere un romanzo che parlasse dell’acqua: come elemento della
natura, come parte del corpo, come simbolo dell’eternità. Perché
l’acqua è un liquido così trasparente e limpido da essere unico al
mondo. E più la osservavo, più capivo perché sin dall’antichità era
simbolo della vita. Perché l’acqua come la vita cambia percorso,
colore, velocità, forma, ma poi torna a essere sempre acqua. E così
è la vita: cresciamo, cambiamo amici, casa, siamo allegri, tristi,
ci sposiamo, divorziamo, facciamo figli e piangiamo i morti, ma la
vita continua. [Dal Testo].
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