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La
specificità propria dell’islamismo consiste nella totale uniformità
del concetto temporale con quello spirituale, ovvero il connubio tra
religione e stato. La religione diviene, nel mondo islamico,
l’identificarsi con il senso stesso dell’esistenza dell’individuo.
Fin dalle sue origini, l’Islam si definisce come il rapporto
dell’umano con il rivelato. Principio fondamentale è la rivelazione
di Dio, il trascendente che ha parlato ad un uomo dettandogli un libro,
il Corano, nel quale si trova indicato quanto gli uomini devono
conoscere per sottomettersi a Dio e organizzare una società secondo il
suo volere. Colui che Dio avrebbe scelto come intermediario con gli
uomini, Maometto, si propone come capo religioso indiscusso e come capo
politico, come legislatore atto a fissare le regole di comportamento
della comunità. L’Islam si presenta, dunque, come religione e stato e
tale visione trae linfa vitale da un importante fattore: l’assenza
nell’Islam di una gerarchia ecclesiale e quindi di una qualsiasi autorità
ordinatrice in campo teologico, per cui la stessa dottrina viene
continuamente sottoposta ad un logorante sforzo di interpretazione e
re-interpretazione con il rischio, che per il resto diviene concretezza,
del prevalere del concetto dato dal più forte.
(Dal testo) |