A che scopo ricondurre la narrativa di Rosenthal
a un preciso indirizzo letterario? Essa compare come una nuvola nel
cielo. Atmosfere rarefatte, assurdo che si tocca con mano come la
quotidianità, una sorta di angoscia irredimibile, luoghi palesemente
irreali... A che varrebbe confrontare L’inquieto vivere con il clima
della narrativa espressionistica tedesca, oppure con le atmosfere di
Kafka, o, ancora con il paesaggio interiore della «post-avanguardia»
svizzero-tedesca (Max Frisch e Friedrich Dürrenmatt)?
A parte certi tratti di somiglianza, non ci si può che rassegnare
a riconoscere che Rosenthal è altro, irrimediabilmente altro [...].
[Dalla Prefazione di Francesco Ingravalle]