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La Spedizione dei Catalani e degli Aragonesi contro i Turchi e i Greci

Francisco de Moncada

pp. 190 - € 18,60

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"Quest'opera sarà densa di veri e strani eventi, di guerre continue in regioni remote e lontane, con popoli vari e genti bellicose, di sanguinose battaglie e vittorie non sperate, di pericolose conquiste finite con esito felice per virtù di così pochi e divisi...". Scorrendo queste righe di proemio, il lettore potrà credere di trovarsi di fronte ad uno di quei romanzi cavallereschi. Ma la storia narrata, quella delle imprese dei mercenari catalani e aragonesi  nell'Oriente bizantino agli inizi del '300, è vera: a raccontarla, più di tre secoli dopo, doveva essere [...] Moncada [...] scrittore elegante e capace di utilizzare abilmente la varietà di toni adatti all'evolversi delle vicende...

Enzo de Canio, "Il Secolo d'Italia", 10 settembre 2000

 

 

Francisco de Moncada

fu il terzo marchese di Aitona, conte di Osona, signore delle baronie di Oz, Aljafarin, Callosa, Tarbena e altre.

Nacque a Valenza, figlio primogenito di Gaston de Moncada e di Catalina de Moncada, baronessa di Callosa. Fu battezzato il 29 dicembre dell’anno 1586. Suo padre fu il secondo marchese di Aitona, vicerè di Sardegna e Aragona, ambasciatore alla corte di Roma. Sappiamo poco dell’infanzia e della giovinezza di Francisco; si conoscono la precocità del suo ingegno e l’amore per gli studi classici, rivelati anche dagli scritti giunti fino a noi, i quali mostrano la profonda conoscenza dell’antichità greco-latina.

Nel 1623 fu pubblicata per la prima volta l’Expedicion de los catalanes y aragoneses contra turcos y griegos di Francisco de Moncada. L’opera, che riscopriva un Medio Evo esotico e selvaggio, ebbe vasta diffusione in Spagna soprattutto nel XVIII e nel XIX secolo. La gloriosa avventura dei Catalani in Oriente poteva ben sostenere l’affermazione nazionale di un popolo che aveva liberato l’Impero bizantino dalla minaccia turca diventando poi il terrore di quelle regioni, e giungendo infine a fondare un proprio stato mantenutosi per quasi un secolo al centro di uno dei più antichi e prestigiosi luoghi di cultura.

La fortuna del testo, legata soltanto alla materia narrativa, presto si esaurì. L’Expedicion fu quindi dimenticata e, d’altra parte, fuori della Spagna essa non era stata praticamente conosciuta. Il testo fu tradotto soltanto in francese (1828) e in catalano (1906). (Dall’Introduzione)

 

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