"Quest'opera sarà densa di veri e strani
eventi, di guerre continue in regioni remote e lontane, con popoli vari e
genti bellicose, di sanguinose battaglie e vittorie non sperate, di pericolose
conquiste finite con esito felice per virtù di così pochi e divisi...".
Scorrendo queste righe di proemio, il lettore potrà credere di trovarsi di
fronte ad uno di quei romanzi cavallereschi. Ma la storia narrata, quella
delle imprese dei mercenari catalani e aragonesi nell'Oriente bizantino
agli inizi del '300, è vera: a raccontarla, più di tre secoli dopo, doveva
essere [...] Moncada [...] scrittore elegante e capace di utilizzare abilmente
la varietà di toni adatti all'evolversi delle vicende...
Enzo de Canio, "Il Secolo d'Italia", 10 settembre
2000
Francisco de
Moncada
fu il terzo
marchese di Aitona, conte di Osona, signore delle baronie di Oz, Aljafarin,
Callosa, Tarbena e altre.
Nacque a
Valenza, figlio primogenito di Gaston de Moncada e di Catalina de Moncada,
baronessa di Callosa. Fu battezzato il 29 dicembre dell’anno 1586. Suo padre
fu il secondo marchese di Aitona, vicerè di Sardegna e Aragona, ambasciatore
alla corte di Roma. Sappiamo poco dell’infanzia e della giovinezza di
Francisco; si conoscono la precocità del suo ingegno e l’amore per gli studi
classici, rivelati anche dagli scritti giunti fino a noi, i quali mostrano la
profonda conoscenza dell’antichità greco-latina.
Nel 1623 fu
pubblicata per la prima volta l’Expedicion de los catalanes y aragoneses
contra turcos y griegos di Francisco de Moncada. L’opera, che riscopriva un
Medio Evo esotico e selvaggio, ebbe vasta diffusione in Spagna soprattutto nel
XVIII e nel XIX secolo. La gloriosa avventura dei Catalani in Oriente poteva ben
sostenere l’affermazione nazionale di un popolo che aveva liberato l’Impero
bizantino dalla minaccia turca diventando poi il terrore di quelle regioni, e
giungendo infine a fondare un proprio stato mantenutosi per quasi un secolo al
centro di uno dei più antichi e prestigiosi luoghi di cultura.
La fortuna
del testo, legata soltanto alla materia narrativa, presto si esaurì. L’Expedicion
fu quindi dimenticata e, d’altra parte, fuori della Spagna essa non era stata
praticamente conosciuta. Il testo fu tradotto soltanto in francese (1828) e in
catalano (1906). (Dall’Introduzione)
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