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Divagazioni di un annoiato

ii ed. riveduta e ampliata

Cesare Ferri

pp. 125 - € 12,00

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La noia di Cesare Ferri riporta al pathos della distanza nei confronti di ciò che contamina, che offende e da cui si sente estraneo. La distanza dell’Ecce Homo di Nietzsche che avverte: «Ascoltatemi! Perché sono questo e questo. E soprattutto non scambiatemi per altro». La lontananza dalle fissazioni moralistiche della maggioranza di chi risponde solo all’egemonikon interiore, al proprio unico e ineluttabile giudice trascendente. Infine, è la noia di chi rinnega le voglie rassicuranti e le soddisfazioni consolatorie per perseguire il proprio desiderio. Ancora Ferri: «L’unica cosa che possiedo / sono i desideri di oggi / che s’aggrovigliano a quelli di ieri, / a quelli di sempre, / che ogni sera muoiono, / che ogni alba rinascono» (L’unica cosa che possiedo). Qui il Nostro si riferisce al desiderio nella sua più alta accezione etimologica, sia dal punto di vista psichico che spirituale: de siderum, ovvero rinuncia al riferimento stellare, abbandono della rotta predefinita per onorare quel destino che la nostra unica ed irripetibile vita ci invoca a  perseguire.
E per chi sa ancora desiderare, divagando e annoiandosi: buona meditazione!

(Dalla Postfazione di Adriano Segatori)

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