La critica al vile mondo moderno dominato dal liberal-consumismo più
becero è una costante dei volumi editi da Noctua, una casa editrice
alternativa che si pone sul mercato editoriale italiano con una
coraggiosa presenza innovativa, ragion per cui il volume segnalato si
rifà a tale filone.[...] "Il Busto di Giano", un volume composto da due
saggi: "Sulla critica della modernità" e "Per una critica ai fondamenti
antropologici del liberalismo borghese". In essi la critica, lucida,
coerente, rigorosa, incisiva si appunta sulla degenerazione
utilitaristica e consumistica della società moderna, condizionata ormai
interamente (e dominata!) da tre grandi mezzi che cono stati assurti al
rango di finalità, e cioè "denaro, tecno-scienza, mediaticità". E' tutta
una visione dell'uomo e del mondo che qui viene esaminata,
impietosamente e scomposta con una critica composta e condivisibile, che
denuncia con estrema lucidità i punti deboli di questo aberrante Sistema
in cui viviamo, che è poi quello del Mercato Globale, dell'homo
aeconomicus [...].
P.V., "Il Monviso", 1°
aprile 2001
Se
nell’ideologia la modernità ha realizzato pienamente l’etica
cosmopolitica, nella realtà essa ha realizzato pienamente soltanto una
vuota universalità: quella dei tre grandi mezzi assurti al rango di
finalità: denaro, tecno-scienza, mediaticità. La dissoluzione delle
particolarità, delle specificità in tale vuota universalità suona
come assurda; il particolare, come realtà limitata, tangibile, scopo
dell’appetizione, del desiderio, della brama, è meno assurdo
dell’infinito tendere tipico dei comportamenti provocati dai mezzi che
si sono finalizzati a se stessi. La limitatezza, almeno, non è vuota.
Il soggetto pre-liberistico era l’uomo in lotta contro la natura, con
la quale stipulava armistizi periodici; il soggetto liberistico,
venditore, consumatore, produttore, speculatore, lotta contro una
"seconda natura", il mercato, rispetto al quale soltanto le
feste comandate rappresentano momenti di tregua. Il volto
imperscrutabile della natura è diventato, ormai, il volto
imperscrutabile della dinamica dei mercati: volti entrambi sfingei, dai
quali è azzardato derivare previsioni. Nel regno delle merci non ci
sono diversità che non siano radicate nel dare e nell’avere (e nei
loro diretti o indiretti derivati sociali): chi sa produrre denaro dal
denaro o dal lavoro altrui occupa, secondo la propria capacità, un
posto di un certo livello nella gerarchia sociale. Il possessore di
denaro, o dei mezzi di produzione realizza la finalità del prestigio,
della grandezza come gradazioni di un piacere che sarebbe pura ottusità
non definire "estetico"; come l’onore di ceto, di razza,
esso è fine a se stesso. Il potere sociale che il denaro – o la
proprietà dei mezzi di produzione – conferisce non può essere
definito, tuttavia, meramente esteriore, perché giunge a mobilitare la
totalità delle capacità umane di esperienza e di emozione. Nel regno
del denaro la dimensione "altra" rispetto alla dimensione
terrena si proietta in una lontananza indeterminabile e assume un valore
che spicca sempre di più via via che la vita sociale cessa di possedere
risvolti istituzionali, ufficiali, di sacralità. In molteplici forme
– astrologia, spiritismo, satanismo – il mondo della globalizzazione
è intimamente religioso; è quasi la religiosità, carica di timore e
di sospetto nei confronti dell’"oltre", tipica del mondo
latino delle origini; ciò accade nella misura in cui l’agnosticismo
è stato istituzionalizzato ed è diventato un fenomeno puramente
esteriore; nella misura in cui i "capricci" del mercato
coinvolgono masse umane sempre più consistenti (il capitalismo di
massa, soprattutto statunitense) e inducono a cercare il contatto con
l’"oltre" per garantirsi privilegi e vantaggi "qui e
ora" come nelle forme devozionali delle epoche in cui erano i
"capricci" degli andamenti dei raccolti o delle pestilenze ad
angosciare gli uomini. Di fronte al sembiante sfingeo del mercato i
gesti e gli atteggiamenti scaramantici proliferano. L’uomo si affida
non soltanto all’"oltre", ma anche all’"altro" a
riconoscimento della propria impotenza e a dispetto dei progressi
tecnologici. [dal testo] |