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Il Busto di Giano

Per una reinterpretazione critica della modernità

II edizione riveduta e aggiornata

 Francesco Ingravalle - Renato Pallavidini

pp. 160 - € 12,50

 

La critica al vile mondo moderno dominato dal liberal-consumismo più becero è una costante dei volumi editi da Noctua, una casa editrice alternativa che si pone sul mercato editoriale italiano con una coraggiosa presenza innovativa, ragion per cui il volume segnalato si rifà a tale filone.[...] "Il Busto di Giano", un volume composto da due saggi: "Sulla critica della modernità" e "Per una critica ai fondamenti antropologici del liberalismo borghese". In essi la critica, lucida, coerente, rigorosa, incisiva si appunta sulla degenerazione utilitaristica e consumistica della società moderna, condizionata ormai interamente (e dominata!) da tre grandi mezzi che cono stati assurti al rango di finalità, e cioè "denaro, tecno-scienza, mediaticità". E' tutta una visione dell'uomo e del mondo che qui viene esaminata, impietosamente e scomposta con una critica composta e condivisibile, che denuncia con estrema lucidità i punti deboli di questo aberrante Sistema in cui viviamo, che è poi quello del Mercato Globale, dell'homo aeconomicus [...].

P.V., "Il Monviso", 1° aprile 2001

 

 

Se nell’ideologia la modernità ha realizzato pienamente l’etica cosmopolitica, nella realtà essa ha realizzato pienamente soltanto una vuota universalità: quella dei tre grandi mezzi assurti al rango di finalità: denaro, tecno-scienza, mediaticità. La dissoluzione delle particolarità, delle specificità in tale vuota universalità suona come assurda; il particolare, come realtà limitata, tangibile, scopo dell’appetizione, del desiderio, della brama, è meno assurdo dell’infinito tendere tipico dei comportamenti provocati dai mezzi che si sono finalizzati a se stessi. La limitatezza, almeno, non è vuota. Il soggetto pre-liberistico era l’uomo in lotta contro la natura, con la quale stipulava armistizi periodici; il soggetto liberistico, venditore, consumatore, produttore, speculatore, lotta contro una "seconda natura", il mercato, rispetto al quale soltanto le feste comandate rappresentano momenti di tregua. Il volto imperscrutabile della natura è diventato, ormai, il volto imperscrutabile della dinamica dei mercati: volti entrambi sfingei, dai quali è azzardato derivare previsioni. Nel regno delle merci non ci sono diversità che non siano radicate nel dare e nell’avere (e nei loro diretti o indiretti derivati sociali): chi sa produrre denaro dal denaro o dal lavoro altrui occupa, secondo la propria capacità, un posto di un certo livello nella gerarchia sociale. Il possessore di denaro, o dei mezzi di produzione realizza la finalità del prestigio, della grandezza come gradazioni di un piacere che sarebbe pura ottusità non definire "estetico"; come l’onore di ceto, di razza, esso è fine a se stesso. Il potere sociale che il denaro – o la proprietà dei mezzi di produzione – conferisce non può essere definito, tuttavia, meramente esteriore, perché giunge a mobilitare la totalità delle capacità umane di esperienza e di emozione. Nel regno del denaro la dimensione "altra" rispetto alla dimensione terrena si proietta in una lontananza indeterminabile e assume un valore che spicca sempre di più via via che la vita sociale cessa di possedere risvolti istituzionali, ufficiali, di sacralità. In molteplici forme – astrologia, spiritismo, satanismo – il mondo della globalizzazione è intimamente religioso; è quasi la religiosità, carica di timore e di sospetto nei confronti dell’"oltre", tipica del mondo latino delle origini; ciò accade nella misura in cui l’agnosticismo è stato istituzionalizzato ed è diventato un fenomeno puramente esteriore; nella misura in cui i "capricci" del mercato coinvolgono masse umane sempre più consistenti (il capitalismo di massa, soprattutto statunitense) e inducono a cercare il contatto con l’"oltre" per garantirsi privilegi e vantaggi "qui e ora" come nelle forme devozionali delle epoche in cui erano i "capricci" degli andamenti dei raccolti o delle pestilenze ad angosciare gli uomini. Di fronte al sembiante sfingeo del mercato i gesti e gli atteggiamenti scaramantici proliferano. L’uomo si affida non soltanto all’"oltre", ma anche all’"altro" a riconoscimento della propria impotenza e a dispetto dei progressi tecnologici. [dal testo]

 

 

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