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Determinismo e globalizzazione
di Carlo Terracciano
Questa idea di un fatalismo monocentrico e unidirezionale dei destini di
tutti i popoli, in marcia (seppur in ordine sparso su vari livelli di
“progresso”), verso un’unica meta di “redenzione che instauri il paradiso in
Terra” non è certo nuova.
Siamo di fronte all’ennesima riproposizione della concezione biblica
linear-progressista di una storia unitariamente intesa, ovviamente sul modello
dell’occidente.
Essa parte dal creazionismo, si manifesta nella perfezione di un Eden
originario, nel quale l’Uomo è la creatura per antonomasia, passando poi ad una
caduta (nel peccato d’orgoglio, nella divisione del lavoro, nella rottura del
Patto con Dio, ecc.), e tramite una redenzione (Cristo, Marx, il Messia…)
all’ascesa verso la nuova perfezione, tramite la catarsi purificatrice
(dell’Olocausto, della Lotta di Classe, del Giudizio Universale).
Questa ideologia fondamentalista d’impronta giudeo-cristiana ha trovato in
America la terra di massimo radicamento, divenendo l’infrastruttura ideologica
portante, lo strumento propagandistico indiscusso ed indiscutibile per
l’affermazione dell’imperialismo capitalista, dell’espansionismo economico e
politico Usa, seguendo le direttrici delineate dalla Geopolitica per la più
grande potenza talassocratica mai apparsa sull’orbe terracqueo. Il “Destino
Manifesto” rende gli americani nientemeno che i portavoce e gli esecutori della
volontà di Dio in terra.
Chi vi si oppone si oppone a Dio stesso, quindi più che un criminale è il Male
personificato o perlomeno un suo strumento nel mondo che vorrebbe dominare in
contrasto con i “predestinati” della Seconda Israele, gli Usa appunto.
Accusando volta a volta i demonizzati nemici di turno, Hitler o Stalin, Mao o
Khomeini, Saddam Hussein o Milosevic (!), fascismo/nazismo, comunismo o
islamismo, di voler “conquistare il mondo”, le élite economiche, politiche ed
intellettuali statunitensi hanno ottenuto esattamente lo scopo prefissato:
appunto… conquistare il mondo!
Credere che la Globalizzazione sia una necessità ineluttabile della Storia, un
processo naturale ed automatico, impersonale ed autogenerantesi sul cammino del
Progresso, non soltanto è l’accettare senza riflettere un falso ideologico, ma
rappresenta già una sconfitta strategica, determinata dall’assunzione acritica
della visione del mondo dell’avversario.
Chi dà per scontato l’altrui assioma di partenza, per quanto laicizzato e
storicizzato esso si presenti, ha già perso prima di cominciare a lottare.
Si introita mentalmente l’impianto ideologico portante impostoci dall’avversario
contro il quale si vorrebbe combattere; e ciò in nome di un’utopia egalitaria e
assolutamente livellatrice che è esattamente funzionale ai progetti di
globalizzazione totale del capitalismo, al termine del suo processo
espansionistico.
Processo degenerativo che s’identifica ogni giorno di più con la distruzione
accelerata delle economie subordinate, delle risorse energetiche e
dell’ecosistema nel suo complesso: etnocidio e spesso genocidio tout court.
Il mito mobilitante di “Progresso” indefinito e necessario, prodottosi nella
fase della secolarizzazione e laicizzazione del Pensiero Unico, radicato nel
biblismo in specie di matrice protestante-calvinista, all’inizio del suo III
millennio si è rovesciato nel suo contrario, ma non ancora nel suo “opposto”.
[da Rivolta contro il mondialismo moderno, Noctua ed.]
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